"La felicità è reale solo quando condivisa."
C.J. McCandless - Into the Wild
"Non giudicare il tuo vicino finchè non avrai camminato per due lune nelle sue scarpe."
Proverbio dei nativi americani
"Ovunque proteggi la grazia del tuo cuore"
Vinicio Capossella
"Tutti dovremmo occuparci del futuro perchè là dobbiamo passare il resto della nostra vita."
Charles Franklin Kettering
"Non permettete alla lingua di oltrepassare il pensiero."
Anton Chekhov
"La vita è un gioco d'azzardo terribilmente rischioso. Fosse una scommessa, non l'accetteresti."
Tom Stoppard

ATTI & DOCUMENTI 1 - SOGGETTO E ISTITUZIONE L’EREDITÀ DI FRANCO BASAGLIA

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Presentazione
Superare il Manicomio

Mario Novello

Il Seminario Soggetto e Istituzione: l’eredità di Franco Basaglia è stato organizzato dal Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda per i Servizi Sanitari n.4 Medio Friuli – Udine e dalla Scuola Europea di Psicoanalisi nella ricorrenza del ventennale della promulgazione della Legge 180/78

senza alcun intento di tipo rievocativo e celebrativo – anche se è necessario talora mettere in evidenza la straordinaria innovazione che la Legge ha portato, perfino dove è stata applicata poco e male e senza trionfalismi – dal momento che la sua disapplicazione sta provocando inaccettabili difficoltà, sofferenze ed incongruenze, sopportate perfino troppo in silenzio. Centrando il Seminario sul tema Soggetto e Istituzione si intendeva (ri)proporre una riflessione sull’attualità o meno del pensiero e del metodo di Franco Basaglia ai giorni nostri, ovvero alla fine degli anni ’90, proprio nella situazione specifica di Udine e del Friuli, si potrebbe dire “in corso d’opera”. Forse, a posteriori, si può dire che il Seminario ha raggiunto soltanto in parte quello che si prefiggeva oppure, forse, la dolorosa asprezza della situazione richiedeva proprio un delicato avvicinamento ai problemi, da prospettive e con tagli diversi, per permettere a chiunque ne avesse interesse – qualunque fosse la sua posizione di giudizio o di pregiudizio – di poter trovare un suo modo di accedere ad una esperienza così profonda e complessa, magari per criticarla, ma in una dimensione seria e dignitosa di pensiero e di possibile dialogo. Comunque senza rinunciare alla chiarezza e/o alla durezza del discorso.
E, se questo fosse davvero accaduto, sarebbe già un grande risultato del Seminario. Pur rimandando ad auspicabili approfondimenti poiché la questione è complessa, sfacettata e non univoca, sembra non potersi negare che nell’area friulana il pensiero e l’azione di Franco Basaglia non avevano suscitato interesse o consensi né sotto il profilo teorico-culturale, né sotto il profilo dell’azione di superamento del Manicomio, ma avevano incontrato diffidenza, ostilità ed opposizione, non senza strumentalizzazioni, seppure con alcune rare eccezioni, emarginate o disperse in grande solitudine. La ricerca di una via originale di superamento istituzionale, tentata da alcune frange migliori, per questo pesantemente represse, rimanda anche – ma non solo – alla questione centrale del nodo teoria-prassi e quindi ancora una volta alla eredità di Franco Basaglia.
D’altra parte, forse a partire dal vissuto di vergogna di certa cultura contadina, la pratica del ricorso alle istituzioni totali, religiose o pubbliche, per ogni tipo di problema – dall’infanzia alla vecchiaia – è profondamente radicata e diffusa da tempo immemorabile in Friuli, riproduce e consolida marginalità e stereotipi di marginalità, genera cultura della diversità e dell’esclusione, condensa interessi di varia natura, in un circolo vizioso che tende a perpetuarla.
Rimettere a fuoco il problema dell’eredità di Franco Basaglia a Udine “in corso d’opera” collocava il Seminario all’interno del processo concreto di definitivo superamento del Manicomio di Udine, ovvero del cuore del sistema manicomiale del Friuli. Il processo di superamento del Manicomio di Udine è tuttora in corso e fatica a giungere a conclusione perché procede con eccessiva lentezza o tra innumerevoli difficoltà ed ostacoli, evidenziando passività, inerzie, resistenze ed incompetenze – talora davvero ignobili ed intollerabili – da un lato, ma suscita anche interesse, solidarietà, comprensione e partecipazione – inaspettate e talora generosissime – da un altro lato. La sensibilità dell’opinione pubblica è cambiata e sta cambiando nella misura in cui si dimostra nella pratica e con i fatti che è possibile un sistema civile ed intelligente di risposta alla sofferenza psichica e di promozione della salute mentale, senza abbandoni e senza ideologismi, diverso da quello arcaico e violento vetero e/o neo manicomiale.
E, se è un sistema possibile, diviene auspicabile e quindi obbligatorio fino a costituirsi come diritto per i cittadini e dovere per i Servizi (il quesito: «Se i Servizi non servono alla salute dei cittadini, a che cosa servono?» è già pienamente basagliano e le contraddizioni “cittadini/Servizi/ diritti” e “sapere/potere” sono state aperte, ad esempio, dalle associazioni di familiari e da una parte più sensibile dell’opinione pubblica). La situazione di Udine e del Friuli si poneva e si pone tuttora – a maggior ragione nella prospettiva della costruzione di un “sistema regionale” – come un grande laboratorio che mette alla prova ogni giorno, cento volte al giorno, la validità e l’attualità del pensiero e del metodo di Franco Basaglia e quindi della consistenza, della specificità e della qualità della sua eredità.
La persistenza, anche sotto mentite spoglie, del Manicomio di Udine fino ai giorni nostri, commissariato della Giunta Regionale nel 1993, la prosecuzione della sua utilizzazione da parte dei Servizi territoriali fino al settembre 1994 con l’immissione di persone anche di giovane età in un sistema pienamente manicomiale e senza alcuna progettualità, la debolezza e la povertà di risorse dei Servizi territoriali, il ruolo del Servizio Ospedaliero Psichiatrico di Diagnosi e Cura, la dimenticanza e l’abbandono dei propri pazienti da parte dei Servizi friulani e quant’altro, hanno costituito di fatto un enorme quanto tragico laboratorio, limpidissimo agli occhi di chi disponeva degli strumenti per decodificarlo e per comprenderlo, opaco agli occhi di chi non disponeva di tali strumenti.
Non si trattava di una situazione arretrata e dimenticata ai confini del tempo, ma di una situazione in cui il “vecchio”, il Manicomio, conviveva in un intreccio funzionale con il “nuovo”, la psichiatria così detta clinica e le tecniche biologiche e psicologiche, che si ritenevano finalmente liberate dallo scomodo ed arcaico fardello del Manicomio. Nonostante alcune isolate esperienze, di straordinario valore ma effimere nella loro eccezionalità, il Manicomio non era stato superato in quanto macchina organizzativo- istituzionale che struttura la visione della realtà, il pensiero e la pratica. Lasciato andare alla deriva nel disinteresse dei tecnici e forse per meno limpidi interessi di altri,il Manicomio si riproduceva nella inerzia, avendo perduto le parole per rappresentarsi e per riconoscersi ed avendo cambiato il suo nome, ma non la sua pratica e la sua funzione di inghiottitoio di esseri umani.
Molti anni dopo la Legge 180/78 e nella stessa Regione in cui si erano sviluppate le esperienze di Franco Basaglia, si riproducevano in tale modo la concezione “alienata” della “malattia mentale” e la sua esclusione-repressione. I Servizi, talora estremamente poveri (ad altre strutture, ospedaliere, venivano destinate le risorse), ed il Servizio Ospedaliero Psichiatrico di Diagnosi e Cura, illusoriamente liberatisi del Manicomio, nella purezza delle “scienze psichiatriche e psicologiche” classicamente ed inevitabilmente di fatto lo confermavano e lo riproducevano nella sua funzione di inghiottitoio degli “scarti” delle loro metodologie.
È la fondamentale questione del rapporto “struttura istituzionale/cultura/pratica” e delle tecniche. Quindi, una situazione non straordinaria, ma – di fatto – come tante altre in Italia e all’estero. Intreccio apparentemente inestricabile di “vecchio” e “nuovo”, illusione che il “nuovo” oltrepassi il “vecchio” (non compreso), mentre molti, ma non tutti, ne scorgevano il fallimento e la distruttività, impotenti ed incapaci di pensare e di trovare una via di uscita.
Inoltre, in una visione più complessiva della Regione, i Servizi Socio-Sanitari “alla persona” si presentavano e si presentano tuttora, salvo preziose eccezioni, frammentati e polverizzati, paralizzati da striscianti e insensati conflitti per microspazi di potere di corpi professionali, di segmenti di Servizi, di singoli operatori, con produzione di drammi inaccettabili, come se si fossero perdute o non fossero mai state possedute le chiavi per una lettura complessiva dell’esistente e del suo divenire (il problema è così grave che è ormai alla attenzione di diverse agenzie).
Queste sono contraddizioni del presente che spingono le loro radici nei lontani-vicini universi delle istituzioni totali, forse chiuse (nemmeno sempre), ma mai superate nelle loro logiche di funzionamento e nella loro forza di riproduzione di se stesse. Ricordando la famosa e lapidaria domanda di Sergio Zavoli a Franco Basaglia ne I Giardini di Abele: «Professor Basaglia, le interessa più la malattia o il malato?», nella sua essenzialità il problema che sembra porsi ancora oggi è se al centro dell’attenzione e dell’azione dei Servizi sia la persona, con la sua complessità psico-sociale, con la sua storia e la sua vita, la persona nella Storia, soggetto di diritti/doveri e cittadina di un paese democratico di cui segue e determina l’evoluzione, la persona nella sua dimensione antropologica e fenomenologica esistenziale, oppure la “malattia” oppure i Servizi stessi (è la questione della riproduzione dell’istituzione e del rapporto società/ Servizi). L’esperienza ed il pensiero di Franco Basaglia, nel completo arco del suo divenire, e, come certamente egli vorrebbe che venisse detto, di tutti coloro che hanno raccolto e continuato la sua battaglia, si pongono ancora oggi come uno strumento fondamentale per comprendere la situazione attuale e per trasformarla in una direzione che contemperi l’etica professionale, civile, umana, l’onestà intellettuale, i diritti costituzionali e di cittadinanza, il rispetto della dignità umana, la dignità “scientifica” di alcuni “saperi”dimenticati in una lunga eclisse.
D’altra parte, anche chi non ne condivideva le idee, riconosceva a Franco Basaglia una eccezionale onestà intellettuale, così tagliente da essere spesso insopportabile (ma era forse il principale strumento del suo reale “magistero”) ed un profonda cultura che sgorgavano da una intensa eticità umana, civile e professionale. Superare il Manicomio in Friuli significa anche proporre ed offrire a operatori ed a cittadini un così straordinario patrimonio di cultura, di etica, di passione civile e di esperienze.

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