"La felicità è reale solo quando condivisa."
C.J. McCandless - Into the Wild
"Non giudicare il tuo vicino finchè non avrai camminato per due lune nelle sue scarpe."
Proverbio dei nativi americani
"Ovunque proteggi la grazia del tuo cuore"
Vinicio Capossella
"Tutti dovremmo occuparci del futuro perchè là dobbiamo passare il resto della nostra vita."
Charles Franklin Kettering
"Non permettete alla lingua di oltrepassare il pensiero."
Anton Chekhov
"La vita è un gioco d'azzardo terribilmente rischioso. Fosse una scommessa, non l'accetteresti."
Tom Stoppard

ATTI & DOCUMENTI 5 - LATINOEMATEMATICA

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Presentazione
Una scuola fra antico e futuro
Sergio Chiarotto
Dirigente scolastico

Nella scuola che noi sogniamo vivono assieme antico e futuro, ordine e libertà, razionalità e passione, fatica e gioco, fisica e metafisica. Gli insegnanti, rispettati e forse anche temuti, sono amici degli studenti; i giovani sentono e accettano il peso dello studio e i vincoli delle regole, ma amano imparare, stare assieme con amici, essere liberi.

Nella scuola che noi sogniamo gli studenti imparano la grammatica e la sintassi, e dimostrazioni dei teoremi e lo svolgimento di una disequazione, le regole del discorso e del dibattito, cercano di conoscere il passato con distacco e rispetto; ma imparano anche ad amare la giustizia, a capire il mondo politico sociale ed economico in cui viviamo, sono stimolati ad impegnare se stessi per essere e diventare persone serie, per dare un contributo a costruire per sé e per gli altri un futuro migliore.
Nella scuola che noi sogniamo si studia la fisica, le regole scientifiche del mondo e della società ma si fanno intravedere anche le strade della metafisica, della responsabilità dell’impegno morale, di una possibile prospettiva religiosa. Quando abbiamo affrontato la progettazione e l’organizzazione del convegno «Latino e matematica per l’identità culturale del Liceo» avevamo in mente anche questi sogni, queste antiche idealità sul ruolo della scuola, sul dialogo fra allievi e docenti.
Abbiamo tenuto conto tuttavia molto più empiricamente della Legge n. 53 del 2003 (Riforma Moratti) che prevede la denominazione di “Liceo” per tutti gli indirizzi di Scuola Media Superiore di secondo grado.
In quanto “funzionari” di una scuola “statale” è nostro compito attuare nel modo migliore la Riforma che è Legge del nostro Stato.
In quanto educatori, cittadini esprimiamo riserve e perplessità su alcuni orientamenti della Legge ma siamo consci della complessità e per certi aspetti della contraddittorietà di alcune esigenze della scuola superiore, del percorso formativo dei giovani dall’adolescenza alla soglia della “maturità”.
Ci pare inquietante prevedere per i ragazzi già a tredici-quattordici anni la scelta irreversibile fra due percorsi di fatto alternativi: i Licei (definiti con Legge Nazionale); il sistema della istruzione e formazione professionale (regolato e gestito in maniera pressoché esclusiva da ogni singola Regione). I temi proposti dal nostro Convegno potevano suggerire d’altra parte l’esigenza di “salvare” un modello tradizionale di Liceo (in cui si studia latino e matematica in prospettiva fortemente teoretica) e di distinguerlo dai nuovi Licei di carattere più tecnologico-operativo.
Siamo coscienti insomma di porre due esigenze, due prospettive che contengono elementi di contraddittorietà: una scuola superiore con forti elementi di unitarietà culturale e formativa per tutti i giovani che la frequentano; un percorso di scuola media superiore (i Licei con latino e matematica) e che appaiono scuole di élite, quasi a ricordare le prospettive della vecchia e rinnegata Riforma Gentile.
Riemerge allora al di là della razionale evidenza della contraddittorietà anche l’utopistico sogno di una scuola di alta qualità, di alto profilo culturale, di élite insomma, aperta e frequentata da tutti i giovani fra i quattordici e i diciotto anni. Siamo coscienti che ciò è impossibile se significa che la Scuola superiore debba essere unitaria come prospettavano le politiche scolastiche innovative degli anni settanta.
Il discorso sul latino e matematica proposto dal nostro Convegno certamente si riferisce ad un percorso liceale specifico, non universale. Abbiamo proposto alcune “finalità generali dell’insegnamento di latino e matematica” di ambito cognitivo, culturale ed educativo che in alcuni indirizzi Liceali dovranno essere e sviluppate con una specifica e innovativa didattica del latino e della matematica; si tratta tuttavia di finalità significative e valide per ogni percorso formativo.
Lo sforzo e l’impegno dei responsabili politici ma anche di chi opera nel campo deve allora essere proprio quello di proporre a tutti i giovani una scuola di qualità alta proprio in campo cognitivo culturale ed educativo nella diversità dei percorsi, delle discipline, della didattica.
Il nostro istituto, forse con un qualche tratto di ambizione, ha organizzato e proposto un convegno che tocca problemi universali dell’educazione e dell’insegnamento, che interferisce con i progetti di riforma in atto; nello stesso tempo i docenti e gli allievi sono impegnati nella quotidiana fatica a innovare la didattica per persuaderci che l’antico va studiato proprio per progettare il futuro.
Attraverso la sottolineatura dell’importanza di uno studio serio ma approfondito di latino e matematica abbiamo la coscienza di privilegiare aspetti tradizionali della cultura liceale. E non vogliamo rinnegare né sottovalutare la tradizione. Il nostro Liceo con molti suoi insegnamenti è impegnato d’altra parte in una avventura che a molti è apparsa insensata o populistica: collaborare con un Centro di formazione professionale (IAL Friuli Venezia Giulia) per proporre ad allievi che in via prioritaria avevano scelto un percorso formativo di tipo alberghiero e del settore dei servizi estetici alla persona un percorso integrato all’interno del quale docenti del Liceo proponevano contenuti di tipo culturale (educazione linguistica, storica, civica, matematico- scientifica) affiancati agli insegnamenti di tipo tecnico-professionale.
Agli occhi di insegnanti di Liceo gli alunni non apparivano particolarmente motivati o impegnati nelle discipline culturali da noi proposte. Ma la sfida è stata e resta proprio l’impegno a non trascurare questi ragazzi che spesso arrivano con percorsi scolastici e personali abbastanza difficili. A questi alunni che appaiono “gli ultimi” della scuola e della cultura vorremmo offrire “il meglio” della nostra scuola del nostro Liceo, vorremmo proporre l’essenza formativa del latino e della matematica, magari senza insegnare latino e semplificando la matematica; proprio l’integrazione con una formazione di tipo professionale offre loro occasioni e prospettive di affermazione personale e nel mondo del lavoro.
Una più forte e chiara prospettiva di un legame fra cultura teorica astratta e cultura tecnica operativa, fra scuola e mondo del lavoro è anche per il nostro Liceo, per ogni modello di Liceo, un arricchimento che ci deriva da questa collaborazione.
Gli Atti del nostro Convegno insomma non vogliono costituire un momento celebrativo, ma uno stimolo per noi ma anche per altri operatori scolastici e per i responsabili politici (a livello locale e nazionale); gli obiettivi che ci proponiamo restano:

  • una scuola di alta qualità culturale ed educativa; – una scuola che accoglie e stimola tutti i ragazzi;
  • una comunità che si interessa della scuola riconoscendola come un elemento essenziale per offrire speranza di futuro ai nostri ragazzi.

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