"La felicità è reale solo quando condivisa."
C.J. McCandless - Into the Wild
"Non giudicare il tuo vicino finchè non avrai camminato per due lune nelle sue scarpe."
Proverbio dei nativi americani
"Ovunque proteggi la grazia del tuo cuore"
Vinicio Capossella
"Tutti dovremmo occuparci del futuro perchè là dobbiamo passare il resto della nostra vita."
Charles Franklin Kettering
"Non permettete alla lingua di oltrepassare il pensiero."
Anton Chekhov
"La vita è un gioco d'azzardo terribilmente rischioso. Fosse una scommessa, non l'accetteresti."
Tom Stoppard

BIBLIOTECA 03 - Un teatro segreto

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Introduzione
Una medicina senz'anima
di Italo Carta

La raccolta di articoli e saggi contenuta in questo volume risponde a un’esigenza espressa da più voci la cui formulazione ha, da qualche tempo, assunto la configurazione di uno slogan che si ripete in forme quasi stereotipe: si tratta della sempre invocata umanizzazione della Medicina e della Medicina centrata sulla persona, che le e` parente molto prossima, per non dire che si tratta di una vera e propria tautologia.

Penso che ci si debba periodicamente soffermare a riflettere sul significato delle parole e delle frasi che utilizziamo, proprio a ragione del fatto che l’uso frequente che ne facciamo finisce per logorarne il significato fino, al limite, a svuotarle di senso.
Si potrebbe, per fare un esempio, pensare alle parole democrazia e libertà, oggi così inflazionate per l’uso che ne viene fatto a proposito e, più frequentemente, a sproposito, nel condire, con una retorica a buon mercato, discorsi di scarso contenuto concettuale e operativo o del tutto privi di esso. Per camminare lungo i percorsi difficili che conducono ad una vera umanizzazione della Medicina e ad un orientamento della stessa che ponga la persona al centro dell’attenzione, bisogna prima di tutto riconoscere che l’impianto didattico formativo degli studi medici è del tutto estraneo all’obiettivo che viene proposto, ossia il porre la persona al centro dell’interesse della Medicina. Conseguentemente, l’umanizzazione della stessa risulta essere un artifizio retorico, non è cioè una pratica fondata su di un iter formativo che faccia del medico un operatore esperto nella relazione con il suo paziente. Non è un compito facile quello di intrattenere con il paziente un rapporto che prenda in seria considerazione l’interezza della persona unitamente alla sofferenza delle sue parti malate. Certamente sono stati fatti dei grandi progressi, soprattutto per quel che concerne gli aspetti logistici della gestione dei luoghi di cura ed i malati sono sempre più dettagliatamente informati dei loro diritti, ma bisogna stare molto attenti a non ritenere che in questo si esaurisca il lavoro di umanizzazione della Medicina e che la persona sia tale solo perchè la si riconosce soggetto di diritti. La riflessione sulle esperienze, fatte da un medico con molti anni di servizio all’interno degli ospedali, mette in evidenza una sorta di ipertrofia della dimensione giuridica nel rapporto con i pazienti, che può, a buona ragione, essere interpretata come una compensazione della difettualità nell’ambito di rapporti che non siano normati da codici, protocolli o linee guida. Si ha l’impressione, a dire il vero molto più che un’impressione, che l’Istituzione Medica sia sempre più priva di anima. Più volte mi sono chiesto perchè nei programmi dei corsi della Facoltà di Medicina e Chirurgia non fosse inserito un insegnamento di Antropologia, dal momento che i futuri medici avranno sempre a che fare con soggetti umani, persone per l’appunto, ossia il prodotto di un amalgama, non sempre ben riuscito, di elementi che appartengono a dimensioni molto diverse, costitutive pero` del suo essere.
La Medicina oggi non ha un’anima o, se ne possiede ancora una, questa non è connotata dalla magnanimità, si è immiserita a vantaggio della tecnologia. La Medicina oggi è frettolosa e si può permettere anche di esserlo per i progressi della tecnologia, ma se avanza troppo in fretta, l’anima non gli sta dietro e finisce per perdersi.
Si racconta di una spedizione, avvenuta in Messico, in cui archeologi, in ricerca di antiche vestigia di civiltà, avevano ingaggiato degli indigeni per portare le casse con i loro attrezzi. Ad un certo momento i portatori si arrestarono e non ci fu verso di farli camminare. Non conoscendone la lingua, gli archeologi non compresero il motivo del loro sostare, fino a che non arrivo` un interprete a spiegare che si erano fermati per aspettare l’anima: avevano camminato troppo in fretta, al ritmo dei loro datori di lavoro, e l’anima non era stata al loro passo. Questa sorta di apologo penso possa essere applicato alla prassi della Medicina e alla sua fretta che non e` solo l’accelerazione del tempo oggettivo, ma e` anche, e soprattutto, una accelerazione del tempo soggettivamente vissuto dagli operatori e trasmessa per contagio a molti pazienti. Il tempo del corpo nella sua dimensione biologica non coincide con il tempo della persona: e` bene saperlo per non pretendere tale coincidenza. Il compito, l’ho detto prima, e` tutt’altro che facile, ma e` un compito che per essere assolto richiede formazione: non basta la buona volonta` e neppure possedere delle solide convinzioni morali, politiche e religiose. La lettura di questo volume puo` essere utile per coloro che vorranno accoglierlo con l’animo predisposto a farne l’uso per cui è stato scritto.

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