"La felicità è reale solo quando condivisa."
C.J. McCandless - Into the Wild
"Non giudicare il tuo vicino finchè non avrai camminato per due lune nelle sue scarpe."
Proverbio dei nativi americani
"Ovunque proteggi la grazia del tuo cuore"
Vinicio Capossella
"Tutti dovremmo occuparci del futuro perchè là dobbiamo passare il resto della nostra vita."
Charles Franklin Kettering
"Non permettete alla lingua di oltrepassare il pensiero."
Anton Chekhov
"La vita è un gioco d'azzardo terribilmente rischioso. Fosse una scommessa, non l'accetteresti."
Tom Stoppard

IPPOGRIFO 12 - Gioco violenza

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Editoriale
Paura dell’amore?

In questa prima parte dell’anno 2005 «L’Ippogrifo» getta uno sguardo su due temi – gioco e violenza – che vengono accoppiati in una connessione che tende propedeuticamente ad intrecciarsi alla questione della morte cui sarà dedicato il volo invernale. Visto dalla luna, l’essere parlante sembra giocarsi la vita – la propria e quella del pianeta che l’ospita – misconoscendo la funzione del limite, sempre e solo da superare, fino all’estremo.

Oltrepassare ogni limite, in una logica di espansione che, come scrive Zane a proposito della realtà virtuale e dell’alta tecnologia multimediale, promette all’individuo «di mettere in atto in piena libertà ciò che più desidera: una comunità emozionale al di là di qualsiasi morale, con il superamento dello spazio, del tempo e di se stesso».
Promessa empia e gravida d’effetti mortiferi per il soggetto. Ha ragione Viganò, recensendo il libro di Feliciotti sull’adolescenza, nel sottolineare che «questa ineludibile tendenza del mondo contemporaneo, […] oppone alle possibilità del soggetto un habitat che di fatto lo uccide».
Infatti, nella nostra cultura, orientata dal pensiero unico del neocapitalismo globalizzato, l’orrore della differenza e del diverso è il risultato del mancato riconoscimento di una divisione strutturale. Condizione che attraversa le generazioni, difetto di trasmissione tra di esse, in assenza di una formazione – Bildung – dalla quale la famiglia si trova oramai esautorata.
Problema che si riversa sulle istituzioni che, impostate a loro volta sul modello aziendalistico, si rendono incapaci di elaborare la questione del sacro (Stoppa), contribuendo alla deresponsabilizzazione mediante l’uso metonimico della delega. Su questo punto è prezioso il testo di Tallone che articola la complessità insita nel gioco tra istituzioni che vogliano porsi effettivamente al servizio della comunità. E lo fa mettendo in risalto il rischio dell’applicazione di strumenti standardizzati che, invocati come scientifici, con la presunzione di misurare ciò che per definizione non lo è, si rivelano inefficaci e controproducenti, atti a favorire esclusione anziché inclusione sociale. In ciò ritroviamo sottotraccia una violenza che l’istituzione esercita nell’omologazione – che Pasolini denunciava – o che scoppia dirompente come nel 12 dicembre 1969 ricordato da Fregonese.
In questo periodo la bomba di piazza Fontana, l’omicidio del poeta, il massacro del Circeo riappaiono in cronaca: eventi di oltre trent’anni riattualizzati e annodati a quella «stessa razionale distruttività impiegata dai carnefici nazisti» votata all’annullamento dell’alterità.
Banalità del male, evitamento del pensiero e del gioco dialettico che porta al riconoscimento dell’altro che ci abita e che il testo di Giacomazzi indaga, a partire da Hannah Arendt e Simone Weil, sul versante della posizione femminile, su una via «in cui si coglie la verità simultanea dei contraddittori». Come il gioco e la violenza, questioni peculiari dell’esperienza umana, che hanno radice nel corpo pulsionale e sono l’esito riuscito o mancato di un processo di simbolizzazione che non va da sé.
Infatti, come scrive Gerbaudo, solo «là dove il soggetto è stato ed è oggetto di un desiderio particolare, mediato dalla presenza di una trasmissione paterna, qualunque sia, allora c’è la possibilità d’elaborare la violenza simbolicamente, senza agirla».
Qualunque sia fa appello alla responsabilità di ognuno, altrimenti sarà vero che «forse il gioco dei grandi è avere paura» di una legge che trovi nell’amore il suo fondamento.

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L'IPPOGRIFO - La terra vista della luna
Autorizzazione del Tribunale di Pordenone n. 637 del 19/06/2008
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