"La felicità è reale solo quando condivisa."
C.J. McCandless - Into the Wild
"Non giudicare il tuo vicino finchè non avrai camminato per due lune nelle sue scarpe."
Proverbio dei nativi americani
"Ovunque proteggi la grazia del tuo cuore"
Vinicio Capossella
"Tutti dovremmo occuparci del futuro perchè là dobbiamo passare il resto della nostra vita."
Charles Franklin Kettering
"Non permettete alla lingua di oltrepassare il pensiero."
Anton Chekhov
"La vita è un gioco d'azzardo terribilmente rischioso. Fosse una scommessa, non l'accetteresti."
Tom Stoppard

IPPOGRIFO 14 - La Seduzione

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Editoriale
Parvenze di seduzione
di Piervincenzo Di Terlizzi

In letteratura, nell’arte, nella psicanalisi, nei rapporti quotidiani, la seduzione è una forza che agisce in ogni ambito dell’esistenza, che in ogni ambito è rappresentata. Come tutte le forze elementari (elementari nel senso che compongono l’alfabeto di base dell’esperienza umana), la seduzione attraversa le persone indifferentemente da ceti e culture, età e convenienze.

La sua matrice, per quanto esplorata da secoli di riflessioni, risulta in definitiva indicibile; è vero, tuttavia, che, essendo l’uomo incline al desiderio, e la seduzione manifestandosi nell’accensione del desiderio, si son potute delineare delle casistiche di seduzione, finanche dei manuali, a partire dall’accorta manipolazione della disposizione desiderante dei singoli o delle masse. E tuttavia questa è seduzione di secondo grado, imitazione della forma primaria, ricettario retorico, caso mai buono come monito, per avvertirci delle tante, troppe occasioni nelle quali, presi individualmente o in gruppo, cediamo le istanze della vita autentica per una più comoda pantomima della medesima. La seduzione vera si offre sempre nell’esatto contrario di quella sua mercantile caricatura che è il discorso pornografico, basato sull’innesco pavloviano; come nella citazione in esergo a queste brevi note), essa spiazza le sicurezze, destruttura i sentieri sicuri della fantasticheria forzosa – quella che chiamerei il “disimmaginario” – per rimettere, con atto eversivamente politico, l’immaginazione al potere.

Nella sua sostanza, la seduzione è un colpo di spugna, un’abrasione fulminea e irriguardosa su cumuli di abitudini e di esperienze. Quello che c’era prima, semplicemente, non basta più, non ha lo stesso gusto; ne scatta una forma d’abiura, il desiderio subitaneo per qualcosa di altro che attrae con indefettibile forza.

La seduzione priva delle proprie abitudini, priva di sè: il sedotto aspira a farsi parte di un universo determinato dall’oggetto della propria accensione, e di qui si spiega la dirompente implicazione politica di questa forza. Valore politico che inerisce, prima di tutto, la messa in crisi della struttura più intimamente politica della società occidentale: quella del dominio maschile, tutto volto ai risultati ed invece, nel gioco seduttivo, tutto inclinato a godere di un differimento e delle sue potenzialità (è il potere seduttivo della Beatrice dantesca: “uno sguardo, quello di Beatrice, cioè tre volte niente, un batter di palpebre e il cascame squisito che ne risulta: ed ecco sorto quell’Altro che non dobbiamo identificare che al godimento di lei, che lui, Dante, non può soddisfare, perchè da questa e di quello egli non può avere che questo sguardo, questo oggetto, ma di cui egli enuncia che Dio la colma; ed è dalla bocca stessa di lei che egli ci provoca a riceverne assicurazione” – esatta focalizzazione di Jacques Lacan, suggerita dal ricordo del compianto Flavio Gallio.

Eppure, alla ragione – certo: dopo – si apre sempre un varco, come sempre nella giornata di ciascuno si aprono dei varchi – che follemente occupiamo, anzichè lasciarci illuminare dalla forza dei momenti di noia – e la seduzione può essere, in qualche modo, contemplata. Magari, prima che la retorica dell’azione orienti la forza della seduzione verso soluzioni d’accatto.

Una sorta di contemplazione “pubblica” della seduzione (utilissima dunque e inefficace) vuol essere questo numero de “L’Ippogrifo”. Il quale presenta, in apertura, un ricordo di Enzo Sarli a venti anni dalla scomparsa, ed una nuova rubrica di approfondimento, che s’intitola Doveri di cittadinanza, e che viene dedicata al rapporto tra servizi sociali e cittadini.

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